ItaliaOggi
- Primo Piano Numero 251, pag. 9 del 23/10/2007 Autore: di Pierre de Nolac Visualizza la pagina in PDF
Indiscreti
Veltroni l'africano va al cinema con le coop
Ricomincia il «trip» africano del sindaco di Roma, e numero uno del Partito democratico, Walter Veltroni. Era stato solamente accantonato, ma momentaneamente, il suo sogno terzomondista, a causa dell'appuntamento con le primarie. Così ieri mattina, il primo cittadino della capitale ha visitato una scolaresca dell'istituto intitolato a Giovanni Battista Morgagni per dare il via a un'iniziativa dedicata alla creazione di una scuola nel Camerun nord occidentale. Un'operazione nata con l'aiuto dell'Unicoop del “compagno” Turiddo Campaini. E nella settimana, grazie alla Festa del cinema, Veltroni vedrà domani, mercoledì, alle 15 il film “Il nostro Rwanda”, girato da Cristina Comencini. Cinquanta minuti per raccontare il viaggio compiuto da un centinaio di studenti romani, rappresentanti di ventiquattro scuole superiori, che erano stati accompagnati proprio da Veltroni alla scoperta delle miserie della lontana Kigali. Ma non finisce qui, perché il 26 ottobre, nella sala Petrassi dell'Auditorium, verrà proiettato «War/Dance», la pellicola di Sean Fine (miglior regia al Sundance 2007) che sottolinea i venti anni di guerra che hanno sconvolto il territorio dell'Uganda, creando una popolazione di trentamila bambini abbandonati, senza casa né famiglia. Lacrime per tutti a volontà, secondo il classico stile buonista.
Doppia candidatura per lo studente Draghi
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano loda pubblicamente il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, e subito parte la corsa per evocare «il fantasma della supplenza» di palazzo Koch nei confronti della politica italiana. E se nel centrosinistra qualcuno fa scattare anche una gara per «mettere il cappello» sul nome del numero uno di Bankitalia, proprio uno dei più grandi conoscitori della storia del potere come il senatore a vita Giulio Andreotti ha voluto ricordare il passato di Draghi. Quando aveva ancora i calzoni corti, e giocava con Giancarlo Magalli. L'ex presidente del Consiglio è partito da lontano, rispondendo dalle colonne di un quotidiano romano a un lettore che ricordava gli strali di un commentatore tv nei confronti degli istituti retti da religiosi: «La scuola cattolica, senza alcun onere per lo Stato, contribuisce in modo egregio alla formazione di tanti giovani. In alcune zone del Nord-Ovest non è davvero occasionale l'esistenza delle scuole salesiane ed altre, laddove è più forte l'attività produttiva industriale. Aggiungo che quando è stato nominato direttore generale della Banca d'Italia il dottor Draghi, nei dati biografici relativi tutti hanno sottolineato la formazione scolastica da lui avuta nell'istituto Massimo di Roma, che è un fiore all'occhiello della Compagnia di Gesù».
Rutelli fa l'americano e fa ridere i giapponesi
«Ma perché si ostina a voler parlare in inglese, se non lo sa?», è stata la frase che si sentiva dire dai partecipanti alla serata che nel Palazzo delle esposizioni di Roma, proprio davanti al Botteghino di via Nazionale, erano stati invitati in occasione della Festa del cinema. Oggetto della domanda retorica, una persona che è abituata a questo genere di commenti: il vicepremier e ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli. I personaggi presenti, poi, non erano dei semplici passanti, ma i rappresentanti di alcune case di produzione cinematografica statunitensi (e non solo): gente da trattare con i guanti bianchi, insomma. E mentre il presidente della regione Lazio Piero Marrazzo e il numero uno della Camera di commercio di Roma Andrea Mondello hanno utilizzato le professionalità dei traduttori, esponendo i loro saluti in italiano, con Rutelli non c'è stato niente da fare. Ricordate il successo su “YouTube” del messaggio inviato ai potenziali turisti dell'Italia, con un inglese che avrebbe sfigurato pure nei confronti di quello pronunciato da Alberto Sordi “americano a Roma”? Ecco, la scena si è ripetuta anche stavolta. I più sconvolti non erano tanto gli statunitensi, abituati a qualsiasi cosa, bensì i giapponesi, esterrefatti. E pensare che i traduttori erano a disposizione per l'intera serata_
Debutta stasera in Rai la prediLetta di Minoli
L'hanno già definita «velina intelligente» (come se tutte le altre fossero deficienti), si chiama Marianna Madia. E' l'ultima scoperta di Giovanni Minoli, il quale ha deciso di “lanciarla” ufficialmente a partire dalla nottata di oggi su Raitre. Trenta minuti di informazione, a partire dall'una (concorrenza con Marzullo): la conduttrice non è stata scelta a caso, si tratta di una collaboratrice dell'Arel di Enrico Letta. Nel Partito democratico (oltre che nella Rai di viale Mazzini) è scattata, ovviamente, l'ennesima “lettura dietrologica” della scelta minoliana: lui dice che «la tv generalista va svecchiata e deve sempre più soddisfare la domanda di contenuto e di senso che arriva dai telespettatori», ma la logica sembra sempre quella della «cooptazione nata sulla base della vecchia spartizione partitocratica e lottizzatrice», pure quando la prescelta ha un'età pari solo a ventisette anni. Così che chi dice che Minoli ragiona da «cerchiobottista» (sceglie «una prediLetta», malignano a Saxa Rubra), ricordando che comunque la figlia Giulia era stata candidata in quota melandrian-veltroniana alle primarie dello scorso 14 ottobre)