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Sole 24 Ore, Il
"Aiello, l'ingegnere dei boss"
Data: 19/01/2008
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Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-01-19 - pag: 17
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Il signore delle cliniche condannato per i legami con le cosche

Aiello, «l'ingegnere» dei boss


di Serena Uccello
B
agheria è un punto legatoa Palermo da un cordone autostradale di 22 chilometri. Una clinica però la catapulta in vetta alla sanità italiana d'élite, all'eccellenza medica. È qui infatti la Villa Santa Teresa, dove pazienti oncologici di mezza Sicilia arrivano per curarsi con quelle tecnologie che troverebbero solo in tre o al massimo quattro centri in tutta Italia. Un centro con tutte le attrezzature che servono per la radiochirurgia stereotassica "totally body", un sistema di macchine che vale, tariffario alla mano di chi le produce, non meno di tre milioni di euro.
Questo fino al 5 novembre del 2003 - giorno del suo arresto - è stato il regno di Michele Aiello, semplicemente "l'ingegnere" da queste parti. L'uomo, al centro delle rete di talpe che negli anni ha favorito la latitanza del boss Bernardo Provenzano, che la terza sezione del tribunale di Palermo ha condannato ieri per associazione mafiosa. Ma anche l'uomo che Totò Cuffaro incontrava per trattare il tariffario regionale delle prestazioni sanitarie. Insomma, la storia "dell'ingegnere" racconta un sistema paradigmatico di come in Sicilia una certa imprenditoria si intrecci con una certa politica. Aiello è stato grande elettore dell'Udc. Sullo sfondo di collusioni pericolose. Sullo sfondo cioè degli interessi della criminalità organizzata e in questo caso specifico di Bernardo Provenzano.
In una regione in cui sono un paio di centinaia le aziende che, come Aiello, fatturano una ventina di milioni di euro, l'ingegnere diBagheria ha costruito un vero e proprio impero, tanto da aggiudicarsi l'appellativo di "re Mida". Le cronache raccontano che nel 2000 per il fisco Aiello fosse il primo contribuente in Sicilia. I bilanci delle sue società lo confermano. Cifre oggi tenute in difficile equilibrio dall'amministratore giudiziario. Ma che raccontano una storia diversa fino al 2003, anno dell'arresto, tempo di appalti d'oro, tariffe gonfiate e drogate dalle amicizie importanti. Un impero equamente diviso tra sanità ed edilizia: sul fatturato del Gruppo Aiello le case di cura pesano infatti per il 56,52%, i cantieri invece per il 43,48. Si tratta di un giro d'affari importante se si considera che, secondo l'amministratore giudiziario, il valore del gruppo tocca oggi i 500 milioni di euro ripartito in otto società controllate e in un intreccio di partecipazioni. Al centro sempre, Michele Aiello: a lui fa riferimento l'80% delle quote del Centro di Medicina Nucleare S.Gaetano srl, il 75% di A.T.I (Alte Tecnologie ingegneristiche) Group srl, il 70% di A.T.M (Alte Tecnologie Medicali) srl, il 75% della S.El.Da. srl, il 75% della E.M.A.R. srl, il 70% di Villa S.Teresa Group spa, il 97,50% di Bagheria Calcio srl, il 75% dell'Italsystems srl (quest'ultime in liquidazione). Un castello per anni tenuto in piedi dai rimborsi per le prestazioni sanitaria che come un fiume in piena arrivavano dalla Regione. Costi che nel caso delle terapie antitumorali potevano essere gonfiati anche del duemila per cento. Il caso più eclatante? Per un ciclo completo di terapia contro il cancro alla prostata Villa Santa Teresa fatturava alla Regione 136mila euro. Adesso, in amministrazione controllata, questo stesso trattamento costa 8.093 euro. Questo spiega perché quando è intervenuto il Tribunale delle Misure di Prevenzione il budget annuo stanziato dalla Regione per pagare le prestazioni di radioterapia oncologica è passato da 50 a 6 milioni e mezzo.
In realtà "l'ingegnere" il grande salto lo aveva fatto negli anni '90 con affari più "rurali": la costruzione delle strade interpoderali. Imprenditore edile di collaudata tradizione familiare ne intuisce subito le potenzialità, dato che il settore può contare sul flusso certo dei finanziamenti pubblici. Ne diventa il punto di riferimento capitalizzando la sua rete di "contatti", a cominciare da quelli all'assessorato all'Agricoltura da sempre feudo di Totò Cuffaro. Così- lo confermeranno ai pm le dichiarazioni di alcuni di imprenditori- chiunque vuole costruire anche pochi metri di strada passa da lui. Non a caso il nome di Aiello compare (era il 1993) per la prima volta in un pizzino sequestrato a Riina al momento del suo arresto: « Altofonte vicino cava Buttiti strada interpoderale ing. Aiello ».
Così, diventato forte politicamente ed economicamente, fiuta il grande affare delle cliniche private. Ai giudici dirà spinto da motivi familiari, la malattia del padre. Rileva la clinica Villa Santa Teresa di Bagheria acquistando fra l'altro le quote della signora Giacoma Chiarelli, la moglie di Totò Cuffaro. Poi per allargarsi compra pure, presentandosi come unico acquirente, una grande struttura, lì a pochi metri, l'hotel Zabara.
Affari probabilmente destinati a restare nell'ombra se non ci fossero state le dichiarazione di Nino Giuffré, detto Manuzza,fidato luogotenente di Provenzano fino all'arresto. Oggi collaboratore di giustizia. Le parole di
Manuzza chiudono il cerchio attorno ad
Aiello. « Questo centro dirà ai magistrati di Palermo, riferendosi alla clinica – era il fiore all'occhiello di Bagheria ed è stato molto sponsorizzato nell'ambito nostro. Io sono stato subito informato che c'era questo progetto
». E poi per non lasciare dubbi: « C'è un duplice interessedella famiglia mafiosa di Bagheria portato avanti da Pietro Lo Iacono
(boss della zona, ndr) e c'è un altro interesse, uno di natura economica del Provenzano e uno che va ad interessare la salute del Provenzano ». Altri particolari: « Pietro Lo Iacono mi ha detto testualmente che la famiglia mafiosa di Bagheria aveva degli interessi economici (nel centro, ndr)
assieme allo zio, e cioè Bernardo Provenzano ». Giuffrè aggiungerà che « lo stesso discorso » lo aveva confermato Provenzano. Tanto basta a far dire al pentito che Aiello era « l'astro nascente dal punto di vista imprenditoriale della famiglia mafiosa di Bagheria e di Bernardo Provenzano ».
serena.uccello@ilsole24ore.com
UNA STORIA ESEMPLARE
Otto società del valore di 500 milioni e una rete di rapporti a due sponde descritta dai pentiti: la politica e gli uomini di Provenzano