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Mentre ci affanniamo a raccontare come fare regali spendendo poco, a Lampedusa sbarcano oltre mille migranti
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di redazione

Mentre ci affanniamo a raccontare come fare regali spendendo poco, a Lampedusa sbarcano oltre mille migranti

Prosegue sul sito il forum relativo alle modalità impiegate dai media nel rappresentare o non rappresentare le stringenti questioni sociali, in primis la crescente povertà. Dopo i contributi di Walter Vecellio e Giulia Cusumano, l'intervento di Daniela De Robert.

Mentre ci affanniamo a raccontare come fare regali spendendo poco, a Lampedusa sbarcano oltre mille migranti

di Daniela De Robert
È tempo di Natale, tempo di festa e in questi giorni vacanzieri anche i media si scoprono più buoni e più sensibili ai temi così fastidiosi dei diseredati e della solidarietà.
Nelle pagine di cronaca trovano spazio le tavolate imbandite dalle varie associazioni per i poveri, la solitudine degli anziani assistiti da qualche volontario (che peraltro li assistono tutti i giorni dell’anno e non solo a Natale, Capodanno e Ferragosto), i bambini in ospedale (complice la donazione di cinquantamila di euro fatta dal Senato all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di proprietà del Vaticano).
Insomma, a Natale e dintorni parlare dei poveri, delle persone sole, dei malati è consentito. Ma l’occasione è ghiotta e va colta. Potrebbe essere l’inizio di un’abitudine a raccontare anche il mondo che vive fuori dai palazzi del potere e della finanza, fuori dalle polemiche politiche, fuori dalla cronaca nera o rosa: semplici storie da raccontare sottovoce, nel rispetto del dolore, della fatica, della speranza tenace, dei piccoli o grandi riscatti.
Capita così, sotto le feste, che mentre si intervistano gli ospiti del pranzo natalizio che la Comunità di Sant’Egidio organizza ogni anno nella Basilica di Santa Maria in Trastevere di Roma, a Genova gli amici senza tetto di Babu, il giovane nepalese morto di freddo a due passi dall’ingresso del Teatro San Carlo, ai giornalisti accorsi urlano “Bastardi, vi accorgete di noi solo quando muoriamo!”. E mentre ci affanniamo a raccontare come fare regali spendendo poco, a Lampedusa in due giorni sbarcano oltre mille migranti, quelli che chiamiamo comunemente clandestini. Tra loro donne e bambini. Tranquilli, saranno rimpatriati, ci assicura il Ministro degli interni Maroni, tra le proteste delle associazioni che si occupano di profughi, richiedenti asilo e minori non accompagnati.  Dei Rom che continuano a sopravvivere un po’ più in là, dopo che i vecchi accampamenti sono stati spazzati via dalle ruspe in nome della giustizia e della sicurezza, non sappiamo molto in questi giorni di festa. Li incontriamo per strada, mentre suonano canti natalizi con fisarmoniche un po’ stonate.
La notizia che è piaciuta di più, perché coniugava il lusso con la povertà, è stata quella sui quaranta chili di caviale sequestrati dalla guardia di finanza e finiti in qualche mensa per i poveri milanesi. Un po’ come fanno i telegiornali che mettono in sequenza servizi sui barboni e sui vip. Meglio del record di prenotazioni nelle montagne del trentino affiancato al raddoppio dei pasti per i poveri, segnalato dai frati cappuccini.
La povertà di cui parlano i media sotto le feste appartiene agli altri. Ed è bene che resti lontana, ad eccezione dei gesti di solidarietà che sotto Natale non guastano mai.
I nuovi poveri (le famiglie monoreddito che non riescono più ad arrivare alla fine del mese, i disoccupati, chi ha perso il lavoro, chi non ce la fa a pagare l’affitto, i precari, gli anziani, i working-poor) non trovano spazio tra le notizie di bianca neanche quando parliamo di saldi. Perché per loro anche i saldi sono un lusso.
Sono due milioni e 623 mila le famiglie, cioè oltre sette milioni e mezzo di persone, che vivono in stato di povertà in Italia secondo i dati Istat. Ma il rapporto sulla povertà in Italia elaborato dalla Caritas italiana insieme alla Fondazione Zancan vede più nero: l’emergenza sociale riguarda quindici milioni di persone, quasi il doppio delle persone “ufficialmente” sotto la soglia della povertà. E – aggiunge – nel nostro paese le misure di prevenzione sociale sono le meno efficaci dell’Europa dei quindici, con un quattro per cento di riduzione del rischio povertà contro il cinquanta per cento di Germania, Svezia, Danimarca, Olanda e Irlanda. E come considerare i due milioni e ottocentomila precari stimati dalla Cgia di Mestre?
Non bastano i saldi per andare incontro a chi non ce la fa. Non bastano i pranzi natalizi, neanche quelli a base di caviale sequestrato. Non bastano neanche i rimpatri forzati di chi cerca una speranza di vita degna di questo nome.
A guastare le feste ci ha pensato l’Arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, che durante la Messa della vigilia ha annunciato la creazione di un fondo per le famiglie senza lavoro (un milione di euro per incominciare) e ha invitato a uno stile di vita più sobrio e più solidale. E ci ha pensato anche il Presidente Napolitano che nel messaggio di fine anno ha detto “Sono comunque troppe le persone e le famiglie che stanno male, e bisogna evitare che l’anno prossimo siano ancora di più o stiano ancora peggio. “Dalla crisi deve, e può, uscire un’Italia più giusta”. E ha invocato un rinnovamento dell’economia e il cambiamento di “stili di vita diffusi, poco sensibili a valori di sobrietà e lungimiranza”.
Giustizia, sobrietà, solidarietà. Tre parole per cominciare il 2009. Un anno segnato dalla crisi finanziaria ed economica, dalla cronica “emergenza sbarchi”, dalla guerra riesplosa in Medioriente nella striscia di Gaza, dai conflitti dimenticati (anche sotto Natale) che insanguinano molti paesi, dai conflitti a bassa intensità, dalle morti bianche (quelle che un tempo di chiamavano omicidi bianchi), dai viaggi della speranza dentro ai gommoni o sotto ai tir.
Giustizia, sobrietà e solidarietà. Vale anche per l’informazione.

 


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