Articolo 21 - INTERNI
Rapporto Unipolis: quando la paura invase i tg... e gli italiani
|
|
|
di Bruna Iacopino
Quando Antonio Albanese o chi per lui decise di creare, per Che tempo che fa, il Ministro della paura, ebbe un’intuizione a dir poco brillante. Sulle note di Rex dal Requiem di Mozart, questo personaggio inquietante invade lo schermo televisivo ingoiando pasticche e invitando alla diffidenza reciproca “ guardatevi con sospetto, odiatevi”. Una scena che dura una decina di minuti all’incirca ma che rappresenta perfettamente, seppur in chiave tragicomica, quello a cui l’Italia intera ha assistito durante tutta la campagna elettorale dello scorso anno: la propaganda della paura.Sicurezza, sicurezza, sicurezza: lo gridava la destra e rispondeva la sinistra. La sicurezza nelle strade, nelle piazze, nelle case degli italiani… rom, rumeni, immigrati di ogni razza e nazionalità improvvisamente sembravano rappresentare il nemico pubblico numero uno. Non passava giorno che non si gridasse all’emergenza criminalità. I tg erano invasi da notizie allarmanti, le rapine sembravano moltiplicarsi giorno dopo giorno, così come gli stupri.
Ma era un tentativo mediatico di amplificare la realtà. A dirlo oggi è un rapporto dettagliato, presentato questa mattina a Roma dall’associazione Unipolis. L’indagine intitolata “La sicurezza in Italia: significati, immagine e realtà” è stata realizzata da Demos e dall’Osservatorio di Pavia e curata da Ilvo Diamanti. Due i filoni seguiti: da una parte un’indagine statistica, curata da Demos su un campione nazionale rappresentativo composto da oltre duemila individui, dall’altra un’indagine sui media ( in particolare i tg nazionali) curata dall’Osservatorio di Pavia.
I risultati comparati hanno portato ad una conclusione a dir poco scontata: ovvero più cresce il grido d’allarme veicolato dai media, più aumenta la percezione di insicurezza da parte del cittadino medio.
Andando a leggere i risultati dell’analisi, durante il secondo semestre del 2007, l’informazione televisiva ha visto un’impennata di notizie relative a fenomeni criminali: “…nel 2007 si assiste ad una vera e propria esplosione di notizie relative ad atti criminali. Realtà e notiziabilità si muovono in modo autonomo. All’esplosione dell’attenzione mediatica nel 2007 corrisponde una diminuzione, se pur lieve, del numero dei reati… al diminuire dei reati e al contemporaneo crescere delle notizie sulla criminalità, la percezione dell’opinione pubblica segue il dato mediatico e non quello reale.”
Tra settembre e dicembre dello scorso anno notizie del genere hanno avuto ampio spazio sui tg delle reti Rai e Mediaset, con un primato da parte di quest’ultima. Il picco sarebbe stato toccato esattamente un anno fa, ovvero nel novembre 2007: 451 notizie dedicate a raccontare fenomeni criminali su un totale di 911 complessive del mese. “Le altre 460 notizie spaziano sui reati più vari e nelle zone più diverse.”
“Siamo di fronte ad un’ondata mediatica davvero particolare, soprattutto se messa in relazione
con il trend dei reati in diminuzione nello stesso periodo.” Sottolinea a tal proposito il rapporto.
Il trend continua a mantenersi tale anche all’inizio del 2008.
Di fronte a questi dati mediatici si affianca la percezione dell’insicurezza: se nel primo semestre del 2008 essa equivaleva al 53,1% degli intervistati, nel secondo corrisponde al 39,8%.
Un calo significativo e che, dall’attuale governo potrebbe essere utilizzato come dimostrazione dell’efficacia delle politiche securitarie adottate.
Seppure rimanga forte il bisogno di protezione garantito dalla presenza delle forze dell’ordine, tuttavia molti ( il 71%) degli intervistati fanno affidamento ai rapporti interpersonali e alla conoscenza reciproca, mentre diminuisce sensibilmente la paura legata allo straniero ( immigrato) come causa fondamentale dell’insicurezza e della mancanza di ordine pubblico, ( 36%), contro un 42% che considera l’immigrazione come una risorsa.
“L’insicurezza per l’incolumità fisica investe soprattutto alcuni segmenti della popolazione:
le donne (43%), con un livello d’istruzione medio-basso (37-38%), residenti in comuni mediograndi, in particolare nel Mezzogiorno (41%). Contano anche la densità dei reticoli sociali e le ore di esposizione televisiva (chi vede la tv per più ore al giorno è più preoccupato).”
Un passaggio importante quello conclusivo e che mette in stretta relazione la percezione di insicurezza con l’informazione ( televisiva in particolar modo).
Di contro emergono però le nuove paure, quelle legate ai fenomeni di crisi globale, economica nello specifico, la paura di perdere il posto di lavoro o di non arrivare alla fine del mese, e poi c’è l’ “angoscia indefinita” ovvero quel senso di inquietudine senza motivo apparente che attanaglia il 35% degli intervistati.
I dati del rapporto sono interamente consultabili e scaricabili da www.fondazioneunipolis.org e www.demos.it.
Letto 1644 volte
Commenta la notizia
Notizie Correlate
Audio/Video Correlati
Dalla rete di Articolo 21







