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Il cane che si morde la coda
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di Ennio Remondino

Il cane che si morde la coda

Come un cane che rincorre la sua coda, l’informazione televisiva italiana insegue la politica. La tragicommedia sulla presidenza della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, ha rischiato di farci sfuggire la “vera Notizia” radiotelevisiva dell’anno. Lo studio dell’Osservatorio di Pavia sulla cronaca politica dei nostri telegiornali rispetto al resto d’Europa. Cito dall’agenzia Ansa del 17 novembre.

“La percentuale di politica nei tg Rai è più del doppio rispetto ai tg europei, almeno 10 minuti in ogni edizione. In Europa, se mancano notizie rilevanti, nei tg di politica non si parla (…). I tg presi in esame sono Tg1, Tg2 e Tg3, Bbc One, France 2, lo spagnolo Tve e il tedesco Ard. Nelle due settimane oltre un terzo dei tre tg Rai (34,8%) è stato dedicato alla pagina politica, contro meno della metà dei 4 network europei (16,5%), nei quali si dà conto soprattutto di eventi centrali (elezioni, grandi riforme), spesso legati alle attività del governo”.

Lo dice l’Ansa e prendo atto, con considerazioni a seguire. I telegiornali Rai sono occupati per un terzo almeno dalla politica. “Troppo” dicono i vertici Rai. Mi consolo ma non spero. Dei 30 minuti del nostro telegiornale, tolta la politica, restano 18 striminziti minuti per raccontarci l’Italia “reale” (delitti e processi in testa), il mondo (Washington e Bruxelles e basta), senza farci mancare mai un pizzico di amenità curiose e spettacolo (la “pancia” del tg), per inseguire gli ascolti. Essendo un curioso incontrollabile, ho voluto mettere naso, leggendomi tutto il malloppo delle 30 pagine dello studio. Piccole perle da digerire in pillole.

L’analisi storica. Come era raccontata la politica nei Tg italiani dal 1967 ad oggi: “racconto articolato” che parte dalla spiegazione dei fatti, o “molto semplice”, con i fatti senza alcuna spiegazione, che è il modo migliore per non far capire nulla della sostanza per stare dietro alla “ammuina” dell’apparenza. Nel 1967 l’Italia meno scolarizzata godeva di una cronaca politica molto articolata, mentre l’Italia televisiva del 2007 ci tratta da cretini riducendo la dose di apparente complessità all’1 per cento. Per contro, oggi, la politica in televisione deve avere i ritmi di uno sceneggiato di successo. Dichiarazioni ridotte a battute, la sfilata di protagonisti, comprimari e comparse esibiti in video come tanti “santini” rincorsi lungo il Paradiso “transatlantico” della politica parlata. “Pastone” o “panino” che sia, resta cibo indigesto.

Interessante leggere gli “eventi notizia” di maggiore attenzione scelti, nello stesso periodo, dai diversi Tg. In Francia la riforma costituzionale; in Germania lo scandalo di una agenzia statale; in Gran Bretagna la sconfitta elettorale del Labour in Scozia; in Spagna la riforma della giustizia; in Italia le reazioni al “gestaccio di Bossi”. Credo di ricordare il dito medio teso. Probabilmente la politica italiana non proponeva di meglio. In Europa la pagina politica è occupata da “azioni” (proposte, scelte, decisioni), in Italia da “esternazioni” che muovono la catena delle reazioni. Le televisioni europee prediligono i fatti (80%), quelle italiane privilegiano (al 45%) le polemiche attorno ai fatti. Possiamo anche dire che i Tg italiani raccontano prevalentemente le intenzioni dei politici, quelli europei le loro azioni. L’impressione è quella d’inizio: un cane che dà la caccia alla sua coda, nel dubbio se ad inseguire sia la politica o il giornalismo e quale dei due sia la testa o sia la coda.
 
 


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