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di Vittorio Emiliani
Non so se Sergio Zavoli verrà eletto presidente della commissione di vigilanza e di indirizzo sulle telecomunicazioni. Se lo sarà, come fortemente spero e mi auguro, il Parlamento avrà fatto una scelta di alto livello. Non è soltanto l'affetto (ci conosciamo da tanti anni e veniamo dalla stessa "couche" regionale) a farmi dire che Sergio è un autentico maestro di giornalismo, capace anzi di un giornalismo a tutto tondo.
Uno di quelli che hanno insegnato a noi più giovani e anche a quelli più giovani di noi come si fa una cronaca radiofonica o televisiva, come si realizza una vera inchiesta (penso alle suore di clausura del Carmelo o alle densissime puntate dedicate alla nascita del fascismo e al terrorismo nostrano), come si indaga sulla gente attraverso trasmissioni popolari quali furono le cento e cento puntate del famoso "Processo alla tappa", autentico documento di costume. Mi è capitato di ripescare anni addietro alcune inchieste televisive dei primissimi anni '50 che ebbero per produttore Enzo Biagi, nientemeno, per regista Renzo Renzi e per speaker e cronista sul campo un Sergio Zavoli tanto giovane quanto già ben riconoscibile.
Poco dopo, coi servizi sulla disastrosa alluvione del Polesine, sarebbe nato il grande inviato radiofonico e più tardi quello televisivo. E già Zavoli scriveva, studiava personaggi come Dino Campana, Alfredo Oriani, lo stesso Giovanni Pascoli.
Da direttore Sergio ha allevato tanti cronisti, sia radiofonici che televisivi, che ancor oggi si professano suoi debitori avendo imparato da lui il rigore nella ricerca delle notizie e delle fonti, il rispetto degli intervistati, la sobrietà negli aggettivi e negli accenti, una dizione vicina alla perfezione. La sua inconfondibile voce ha accompagnato, scandito, sceneggiato tanti decenni della nostra cronaca e storia nei quali la politica era certamente più alta.
Tutti gli dobbiamo qualcosa di importante. A partire da quella civiltà nei modi che connotava l'Italia migliore e che oggi, purtroppo, sembra sovente un ricordo lontano. Auguri, Sergio, in ogni caso, per un'esperienza che, se andrà in porto, richiederà tutta la tua tempra e la tua pazienza, con un forte abbraccio
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