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di Federica Pezzoli
Oggi, in ottanta paesi del mondo, l'omosessualità è considerata un reato. In nove, viene applicata la pena di morte - tra questi ultimi, l'Iran ha il boia più "solerte". Per intenderci, in molti paesi, lo scenario è quello della Germania del '35, paese natale dell'attuale Pontefice, quando venne introdotto nel codice penale tedesco il paragraf 175 (*) - prima che entrassero in vigore le leggi razziali. Strumenti normativi maledettamente capaci di determinare la morte di milioni di persone, anche omosessuali e transessuali (quest'ultime considerate omosessuali abituali!). Pensate, il paragraf 175 venne abrogato nel 1968 - dopo vent'anni dalla firma della Dichiarazione dei Diritti Umani (1948).
L'Olocausto e l'Omocausto, una vergogna storica dei primi del novecento - un "banchetto criminale" al quale partecipò, con appetito, l'Italia governata da Benito Mussolini -, una verità storica, ancora oggi, troppe volte sottaciuta, negata, non solo nelle aule scolastiche - frequentate, per alcuni "illuminati", solo da "studenti bamboccioni!".
A New York, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il prossimo 10 dicembre, la Francia, per iniziativa della Segretaria di Stato per gli affari esteri ed i diritti umani Rama Yade, in occasione del sessantesimo dalla firma della Dichiarazione dei Diritti Umani, lancerà un'iniziativa diplomatica internazionale: presenterà la dichiarazione sulla depenalizzazione universale dell'omosessualità.
Meglio tardi che mai!
In un contesto di civiltà improntato all'affermazione dei diritti umani, mons. Celestino Migliori, Osservatore permanente presso l'Onu, ha posto un (altro) veto - che segue quello sui diritti delle persone con disabilità, altrettanto ignobile. Un rifiuto - politico -, male argomentato, che travalica i ristretti confini territoriali dello Stato della Città del Vaticano - poco meno di un quartiere romano, ma ricco e ben arredato -, e vorrebbe investire le coscienze pie della "comunità politica internazionale cristiana" che abitualmente si nutrono del (principio)-comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso. Niente depenalizzazione dell'omosessualità. Evidentemente, per lo Stato della Città del Vaticano, il suo premier, e l'Osservatore permanente presso l'Onu, mons. Migliori, gli omosessuali non devono vivere, bensì morire, ovunque, e per mano del boia. Grazie!
Una presa di posizione gravissima, denunciata, giustamente, questa mattina dall'On.le Anna Paola Concia in occasione della conferenza stampa che si è tenuta alla Camera dei Deputati - alla quale sono intervenuti i deputati Benedetto Della Vedova, Matteo Mecacci, e Margherita Boniver; Imma Battaglia, Presidente del Di'Gay Project, e David Karimi, Presidente dei Rifugiati Iraniani in Italia - conferenza durante la quale è stato lanciato un appello: quello di essere ricevuti con una delegazione dei rappresentanti dei movimenti LGBT, dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sommo garante della Costituzione della Repubblica Italiana - che, ricordiamolo, è uno Stato Laico -, affinché prenda le distanze dalla posizione dello Stato della Città del Vaticano sul punto: depenalizzazione del reato di omosessualità.
A sessant'anni dalla firma della Dichiarazione dei Diritti Umani, in Italia, nel mondo, continuano le violazioni dei diritti umani fondate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere - e non solo.
Basiti, nell'osservare questa disgustosa "scenografia", politica-internazionale, pensiamo: i Diritti Umani, questi illustri sconosciuti.
(*)
Paragraf 175 del Codice Penale Tedesco:
"Un uomo che commetta un atto sessuale contro natura con un altro uomo o che permetta ad un altro di commettere su di sé atti sessuali contro natura sarà punito con la prigione.
Qualora una delle due persone non abbia compiuto i ventun anni di età al momento dell'atto, la Corte può, specialmente nei casi meno gravi, astenersi dall'irrogare la pena"
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