di Gennaro Carotenuto - da Latinoamerica
E’ il primo passo concreto verso la creazione di una moneta unica latinoamericana: Argentina e Brasile non useranno più il dollaro nei loro scambi bilaterali. E’ una vecchia aspirazione che i due principali governi integrazionisti realizzano e uno smacco storico per il predominio del dollaro sull’economia mondiale.
L’accordo è stato firmato ieri, lunedì, ed entrerà in vigore tra quattro settimane appena, il prossimo 3 ottobre, con la presenza dei presidenti Lula da Silva e Cristina Fernández e dei rispettivi ministri dell’economia.
Fin’ora, da sempre, per commerciare tra loro uno spillo Argentina e Brasile, due paesi con migliaia di chilometri di frontiera comune dovevano utilizzare il dollaro, un retaggio neocoloniale che aumentava i costi, obbligando le imprese alla dollarizzazione del loro import-export, con costi e rischi soprattutto per quelle di piccole dimensioni indotte spesso a rinunciare.
Dal tre ottobre l’interscambio avverrà attraverso il Sistema di pagamento in moneta locale (SML) che, secondo Lula “rappresenta il primo passo verso l’integrazione monetaria di tutta la regione e [del quale] prestissimo le nostre imprese vedranno risultati concreti nella caduta dei costi nell’import-export”. Presto, nonostante le asimmetrie e le difficoltà siano maggiori, secondo Lula nell’accordo entreranno anche Paraguay e Uruguay.
Sia l’Argentina sia il Brasile rappresentano il principale partner commerciale l’uno dell’altro. Il 19% delle importazioni brasiliane si dirige in Argentina, che acquista il 32% del proprio import dal Brasile. Tra gennaio e giugno 2008 l’interscambio tra i due paesi è stato di 14 miliardi di dollari, che supereranno i 30 miliardi alla fine dell’anno. E’ una cifra enorme ed in costante crescita per un interscambio che in questo decennio ha abbandonato le vecchie forme neocoloniali imposte dal Fondo Monetario Internazionale per affidarsi alla negoziazione bilaterale ed agli investimenti.
Tale accordo monetario è di gran lunga il più importante firmato in questa circostanza nel vertice argentino-brasiliano. Ma non è stato il solo, essendo affiancato da accordi di ulteriore cooperazione finanziaria, militare, idroviaria, sulla tivù digitale, nella cooperazione nucleare, energetica, per la costruzione di nuovi ponti sul Río Uruguay che delimita in un ampio tratto la frontiera tra i due paesi e per la costruzione di nuove linee ferroviarie che uniranno sempre più brasiliani e argentini.
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